Ipse dixit (3)

January 14, 2013 § 4 Comments

Una bella fotografia di reportage è un paradosso che non ho mai capito.

Nasce perchè il fotografo l’ha cercata, l’ha aspettata, l’ha capita, l’ha fatta nascere proprio in quel luogo, proprio in quel momento, in quell’istante, in quella situazione.

E se quella fotografia vive, continua a vivere, ha vita propria, è per tutto quello che l’allontana, per tutto quello che va oltre quel posto, quel luogo, quel momento, quella situazione. Per tutto quello che l’allontana dal suo significato letterale.

(Tano D’amico, “Di cosa sono fatti i ricordi”. Ringrazio l’amica Nicoletta per la segnalazione)

tano-damico-roma-77-minist

Poi, sarà anche vero che le foto di Tano D’Amico le abbiamo viste un po’ troppo, un po’ dappertutto.
Ma se di tutta la stagione della foto militante queste sono quelle che sono sopravvissute meglio, un motivo ci sarà.

Tagged: , , , ,

§ 4 Responses to Ipse dixit (3)

  • salvo saia says:

    Ebbene si, non posso non essere sincero e pertanto mi espongo ai colpi inevitabili che mi arriveranno. Nessun paradosso, soltanto mistero. Anni di duro lavoro sulle strade del mondo ed in tutte le situazioni immaginabili, tenendo conto anche delle esperienze di tanti collegni, hanno insegnato a molti di noi che le cose accadono proprio perchè siamo lì. Misterioso é l’universo e chissà che quando si dice “piove, governo ladro” non sia proprio vero che nell’intersecarsi dei flussi dello spazio tempo non sia proprio il governo a fare piovere? Scherzo un pò per alleggerire l’argomento che credo invece sia molto serio. Conosco colleghi che riprendono scene straordinarie e che per loro stessa ammissione sembrano accadere proprio quando arrivano sul posto e sono pronti camera in mano. E allora? Noi viviamo in un posto che per nostra forma (fisica e mentale) crediamo sia proprio così : alberi, nuvole stelle, vento, monti, pioggia…….Il vaso cade dal tavolo e dopo di rompe, e ieri ho incontrato Mario che comandava un sottomarino, ma forse mentre il vaso cadeva io ho avuto il tempo di bere una birra insieme a Mario e soltanto dopo il vaso si é infranto sul pavimento. A questo punto sperando di non essere fraiteso faccio mie le parole di Salvador D’alì :
    -” la sola differenza tra me e un pazzo é che io non sono pazzo”-

  • Roberto says:

    Mi colpisce la frase “le cose accadono proprio perchè siamo lì”.
    Voglio dire, certe volte mi sembra che per chi fotografa (me compreso) ci sia quasi un diverso “grado di esistenza”. Una esistenza più debole, che non so o non posso fotografare, ed una più forte, che nella mia mente e nelle mie intenzioni è destinata a durare nel tempo. Ed è quella che fotografo.

    • salvo saia says:

      Appunto ! E’ quello che dentro di noi sappiamo e che non osiamo dire apertamente. Parliamo d’altro quando ci incontramo negli aeroporti o nelle redazioni dei giornali, ma alcune volte qualcuno si lascia sfuggire : – ” santo cielo, ma può essere sempre fortuna tutte le volte. La fortuna sarà una, due volte, mica sempre. “

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

What’s this?

You are currently reading Ipse dixit (3) at Laboratorio Fotografico Affabulazione.

meta

%d bloggers like this: