Codici e sessismo

July 15, 2011 § 6 Comments

Nelle pieghe di un periodo di lavoro micidiale, mi viene voglia di fare qualche considerazione su due casi di cui negli ultimi (si fa per dire) tempi si è parlato molto. Forse anche troppo: ma per l’occasione lasciate dire qualcosa anche a me.

Uno è legato ad una pubblicità della festa del Partito Democratico: il manifesto incriminato è questo.

Una trovata non particolarmente originale, intendiamoci. La citazione di The seven year itch appare un po’ sovradimensionata, ma nell’insieme si resta sconcertati che questa immagine possa aver scatenato il vespaio che ha scatenato. Trovate vari contributi alla polemica che ne è seguita qui, qui, e qui, e volano, per così dire, parole grosse: sessismo è quella che la fa da padrona.

Il secondo caso è stato la scelta di Vogue Italia di far posare in un servizio, e di portare in copertina, un gruppo di modelle di taglia cospicua, diciamo sulla 46-48 per capirci. Niente a che vedere con le ragazze della porta accanto: donne molto belle, modelle professioniste ma di taglia non conforme agli standard di una rivista di moda, oltretutto in vista come Vogue. Il servizio, peraltro, conteneva immagini di un erotismo sì patinato, ma sicuramente più esplicito del solito per una rivista del genere.

Leggendo i commenti che ne sono seguiti sul sito di Vogue, si resta di nuovo abbastanza sconcertati: si va dal rifiuto totale verso un cambio di punto di vista (o anche solo di taglia), al giudizio di volgarità verso le foto, al giudizio di “ciccione” verso le modelle – ma ci sono anche molti apprezzamenti, a dire il vero. E tra i commenti che sono girati sul web (qui per esempio) non è mancato, né poteva mancare, il verdetto di sessismo.

Ora, queste immagini hanno storie diverse, ma c’è un argomento che vale in entrambi i casi. Quanto è consentito uscire dai codici comunicativi per una immagine destinata alla comunicazione di massa?

Paradossalmente (ma non troppo), tra i due casi quello che esce di più dai binari usuali è il servizio di Vogue. Ad una rivista di moda non è consentito saltare fuori di certe dinamiche tanto facilmente, e per questo la scelta di Vogue Italia è piuttosto coraggiosa, e il dibattito che ne è seguito lo prova. Però, una rivista lavora su una tipologia di comunicazione abbastanza mediata, si sfoglia, si legge, c’è il tempo di digerire le novità – cosa impossibile in un manifesto che si guarda una frazione di secondo per la strada.

Per questo, del manifesto del PD si può senz’altro dire che sia banale, piacione, autoindulgente, ma non fa altro (né può far altro) che attivare un meccanismo di comunicazione codificato. Questo meccanismo risente di una asimmetria di genere storica, e tuttavia non punta in modo centrale su questa asimmetria, che resta lontanissima dagli eccessi a cui il nostro sguardo collettivo sembra essersi assuefatto. Ed infatti a prima vista (e, per quanto mi riguarda, anche alla seconda) si percepisce a malapena.

E poi, alla fine, penso che ci sia una misura nel giudicare le cose. Non amo questo cerebrale gioco di società di scovare il sessismo a tutti i costi, è un gioco perfino troppo facile da fare su quel terreno, come è l’immagine, in cui niente è mai scritto in modo inequivocabile.
E a dirla tutta, non amo neanche questo settarismo ideologico, questo dibattito forsennatamente autodistruttivo che pervade la sinistra italiana, in cui l’avversario preferito è sempre quello che la pensa quasi come te, perché allora sì che si possono fare le distinzioni ideologiche più sottili, e vuoi mettere. Quella vena suicida che da tempo ormai immemorabile tiene in stallo ogni possibilità di essere socialmente incisivi.

Perché non c’è mai un compromesso accettabile dal quale iniziare a cambiare.

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§ 6 Responses to Codici e sessismo

  • zauberei says:

    In quanto donna di sinistra e donna vanesia e trombizia sono target destinatario di entrambe le campagne. Ma quella di Vogue mi piace, come in realtà non mi disturbava neanche tanto il vogue delle gnocche magre, perchè parla al mio essere soggetto sessuale, al quale la moda serve. Invece io non sono di sinistra in quanto femmina. Non penso alle gonnerelle e a le genere quando penso a Marchionne. Fintanto che non riconosci quanto questo delude, dispiace a fa autenticamente arrabbiare e quindi lo codifichi come intellettualistico e cerebrale, sei semplicemente scusami – fuori strada. C’è un attrito tra la sensibilità presente e la comunicazione mediatica presente. Se si parla di sesso l’attrito frigge di meno (le due polemiche hanno avuto echi ben diversi) se ci si allontanta salta al cuore. Prima che al cervello.

  • Roberto says:

    Intanto ti ringrazio di aver rimosso il link.
    Rispetto la tua delusione, e in temini di “delusione” la condivido anche. Di mio non amo lo stilema pubblicitario, e tutto sommato trovo il suo uso, in questo caso, un errore oggettivo: la polemica era abbastanza prevedibile.
    Ma scrivere, come ha fatto Caterina Soffici, che il manifesto ritrae “una donna mezza nuda” (sic! e di commenti così se ne sono sentiti una certa quantità) significa semplicemente essere fuori contesto.
    Che nella comunicazione di massa è più o meno la cosa peggiore che si possa fare.

  • zauberei says:

    Nah.
    La questione è che se io sono d’accordo con gino pino e nando (il più cretino), e penso che il comportamento di dino sia antidemocratico e vada contestato, non passo il mio tempo a polemizzare con nando, non faccio un post sull’opinione di nando, facendolo passare per l’opinione di tutti. Se lo faccio e mi limito solo a questo – come in fondo fai sempre (per cui scazziamo sempre su questi temi:) ) vuol dire che che non sei d’accordo con gino. Che non dai importanza alle questioni poste da gino. Che resisti diciamo a quelle questioni, ma siccome pare brutto dici che uh è vero ma è colpa di nando.
    Ecco:)

  • Roberto says:

    Stai dimenticando una cosa: che se sta a te decidere cosa sia sessista nei tuoi confronti, sta a me decidere cosa sia settario nei miei.
    Per dire: i Nandi sono più di quanto tu non percepisca.

    Lungi dall’impensierire l’uomo veramente maschilista (il quale del dibattito neofemminista se ne fotte ampiamente), questo settarismo colpisce ESATTAMENTE me, uomo “di sinistra”, che almeno a pormi il problema delle discriminazioni e dei pregiudizi di genere ci provo, pur tra tutte le ovvie contraddizioni.
    Porti il problema, e trovarti davanti un plotone di esecuzione (si fa per dire) sempre pronto a fare le pulci a quello che fai, è (per usare un aggettivo tuo) deludente, ed altamente demotivante.

    Se poi a questo aggiungi che per circostanze anagrafiche mi trovo ad aver vissuto la stagione del massimalismo femminista, ed il suo fallimento, il quadro clinico è completo.

    Dopodiché mi fermerei, che siamo andati OT abbastanza.

  • unaltradonna says:

    il “gioco di società” non piace anche a me quando diventa fine a se stesso e perde di vista il contesto.
    Nel caso del manifesto Pd comunque ancor prima che di sessismo si tratta di povertà di idee, perché il maschio identificabile con la cravatta è altrettanto deprimente…il sessismo in quanto scorciatoia è la risultante della povertà di idee. Se la vedi dal punto di vista della creatività invece che del massimalismo femminista il manifesto Pd ti sembra difendibile?

  • Roberto says:

    Sono d’accordo, Laura.
    Era esattamente questo che intendevo dire.

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