Professione?

April 6, 2011 § 2 Comments

Sicuramente non sarà per caso che quando mi tornano alla mente scene di film, quasi sempre sono film di Antonioni. Forse sarà perché Antonioni è “prendere o lasciare’ e non concede un modo diverso di avvicinarlo. I suoi film raccontano l’incomunicabilità, i silenzi, la macchina da presa che divaga , che si allontana dai personaggi e dai loro sentimenti paralizzati: tutto questo lo ritroviamo in Professione: reporter  dove lo spaesamento, il viaggio, LA STRADA  e la fine sono appena velate dalla storia. Film dal carattere rivelativo che riesce a non far muovere lo spettatore da una stanza di albergo: la macchina invece viaggia, esplora, mette in relazione spesso ambigua visioni diverse per poi fare ritorno in un’altra stanza di albergo; inizio e fine coincidono, forse perché non c’è nulla da esplorare, forse è già tutto sotto i nostri occhi, ma non riusciamo ad accorgercene. Il finale, misterioso, consiste in un solo piano sequenza di 7 minuti e dimostra come in effetti può bastare la semplice scelta di una angolazione piuttosto che un’altra per trasformare il mondo in una interpretazione del mondo. In questa dialettica di “esterno’ed “interno’ risiede la grande fascinazione del cinema di Antonioni, la sua innata e mai risolta ambiguità. Nastro d’argento come miglior film e miglior fotografia.

§ 2 Responses to Professione?

  • Dany says:

    Ciao a tutti, forse non ve ne siete accorti ma è la prima volta che scrivo in questo blog, poi dopo la lezione di ieri sera lo faccio molto spontaneamente … scherzo, certo che lo faccio spontaneamente … per fortuna almeno su questo c’è ancora libero arbitrio, se scrivere qualcosa su un blog o meno intendo. Allora, che dire … partiamo da una riflessione che almeno in parte mi giustifica (ai miei occhi ovviamente … visto che credo sia giusto essere in prima persona critici di se stessi) del fatto che non riesco a mettere giù qualcosa di concreto per il tema LA STRADA. Credo che almeno per quanto riguarda noi “studenti” si tratta di mancanza di abitudine nell’utilizzare il linguaggio fotografico … se siamo abituati ad usare il linguaggio parlato per esprimerci, per raccontare e per raccontarci, lo siamo meno o per niente a raccontare o raccontarci tramite la fotografia. Ma forse sono andato troppo avanti, la mia difficoltà sta nel partorire una buona idea … un’idea che possa poi essere messa in foto, penso che trovata una buona idea e scritta una sorta di descrizione, poi fare un pò di foto dovrebbe essere meno difficile … sono passato dal percorso interiore (molto generico e vasto) ad un periodo della propria vita (tipo un periodo di crisi espresso con foto un pò scure, inquietanti) oppure ad un percorso di vita che va da un brutto momento ad una ripresa … passando per le più banali idee del tipo … la strada verso la vetta, storia di un alpinista (ma dove vado a fare le foto ?? Sul Gran Sasso ??) … la strada di un fotografo verso lo svolgimento di un tema … la strada di un conduttore delle “botticelle” romane (la carrozzella con cavallo che si vede ancora al centro di Roma) … insomma ho un bel pò di idee ma ben confuse. Insomma … datemi una mano ad inquadrare meglio un percorso ed aiutatemi ad immaginarmene la realizzazione … forse quando si riesce ad immaginare il risultato è più facile partire. Ultima cosa … c’è un concorso fotografico qui in ufficio da me dove tramite un solo scatto bisogna evocare qualcosa relativo alla Cina o al Brasile … datemi qualche idea per fare qualcosa di carino senza dover andare fin laggiù !!! Ovviamente caffè pagato … o forse è poco !!! Ciao a tutti dall’apprendista fotografo.

  • Roberto says:

    Scusa se ti rispondo solo ora, sono appena tornato da una trasferta di lavoro e il Prospero (dopo aver lanciato il sasso) è latitante.

    Dunque. La mia opinione è che specialmente (ma non solo) agli inizi, seguire due o tre idee diverse non è una cattiva idea. Non sempre è chiaro in anticipo quanto si riesce a mettere in pratica un certo filone di lavoro, e ancor meno con quali risultati.

    Personalmente (ma qui so che non tutti sono d’accordo) non disdegno fotografare per un po’ in totale libertà, senza porsi obiettivi troppo ambiziosi. Spesso, si riconosce nelle nostre stesse foto un interesse verso un aspetto particolare, insomma una linea di lavoro che può (e magari deve…) essere chiarita ed approfondita meglio in seguito.

    Voglio dire che chi fa le foto sono prima di tutto l’occhio e l’istinto. E’ necessario riconoscere, più che guidare, ciò che all’occhio interessa: tentare di intellettualizzare a tutti i costi un lavoro fotografico in genere dà risultati piuttosto poveri.

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