Pelle

March 28, 2011 § Leave a comment

Confesso, non sopporto Oliviero Toscani.
Non sopporto la sua banalità didascalica, non sopporto la sua supponenza, non sopporto il suo atteggiamento di maitre-à-penser con le tasche ben piene. Quando sento definire radical-chic la sinistra intellettuale, penso che se non ci fosse in giro gente come Toscani sarebbe molto più facile replicare.

Se è vero che non sopporto Oliviero Toscani, anche lui, però, potrebbe metterci un po’ più di buona volontà.
L’ultima trovata del nostro (è l’ultima per me, che non lo seguo troppo attentamente) è un calendario. A carattere pubblicitario, va da sé. Un calendario che, per pubblicizzare il Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale, espone dodici foto di pelo pubico.
Femminile, va da sé.

Ora, in un momento in cui si discute molto sull’uso mediatico dell’immagine femminile, ci sarebbero obiezioni piuttosto serie a questo accostamento. Il Toscani, in queste occasioni, accampa sempre motivi profondamente intellettuali e sociali per le sue campagne – la realtà sembrerebbe piuttosto che il rumore va più che bene per promuovere un prodotto, ed insieme la sua immagine personale. Più si fa rumore, meglio è.

Mi fermerò invece al livello fotografico. Quali meccanismi ci sono, fotograficamente, dietro le campagne di Toscani?

Le campagne pubblicitarie sono fatte per convincere. E per convincere ci vogliono messaggi semplici, univoci, banalizzati. Ci vogliono essenzialmente luoghi comuni.
Ovviamente, il concetto di luogo comune va accoppiato al pubblico a cui è rivolto. E qui, la partita si gioca tutta sul luogo comune “di sinistra”, a partire dalle vecchie campagne inoffensivamente interrazziali della Benetton, fino ad arrivare a questo discutibile elogio della Natura. Laddove la maggior parte delle pubblicità mi convince di comprare, insieme con il prodotto, la mia appartenenza ad un gruppo di eletti, in questo caso mi convinco di comprare la mia adesione ad una nobile causa. La mia bontà, insomma.

In questa operazione di banalizzazione, Toscani è un maestro: la ricerca della immagine didascalica è precisissima. Pochi concetti, assenza di sfondo, nessun dialogo tra elementi diversi nell’immagine – nessuna possibilità di equivocare, di interpretare insomma.

Il prezzo che si paga, fotograficamente, è altissimo. Sarà per questo che non ho ancora trovato un fotografo che parli bene di Oliviero Toscani.

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