Visioni

January 20, 2011 § 1 Comment

 

Edward Hopper maestro di visioni. Il suo lavoro di pittore è stato un atto d’amore per il paesaggio americano, per gli spazi del grande e selvaggio nord-ovest, per gli esseri umani che vivono la sua provincia, per le lunghe strade che ne attraversano i deserti.

Complessa operazione quella compiuta da Hopper sugli stereotipi visivi e pittorici dei paesaggisti precedenti; tutto è stato cambiato dalla sua capacità di cogliere i personaggi all’interno di atmosfere anonime e provvisorie, dove lo sradicamento dai propri ricordi si riflette in strade, case, stanze e oggetti privi di ogni sedimento temporale.

Ecco di Hopper quella tensione preannunciata nelle ombre, dove le forme sfumano e i contorni diventano incerti, dove l’aria è ferma e si vede la devastazione di periferie e svincoli autostradali, dove anche il silenzio della campagna diventa opprimente e le cose sono sempre sul punto di accadere o tendono a scomparire: la pompa di benzina, la poltrona, il letto sfatto, la tenda spalancata sulla luce.

Nei quadri di Hopper la realtà si squaderna e si condensano visioni dove l’occulto e il misterioso emergono nei coni d’ombra proiettati dalle architetture battute da una luce ora minacciosa ora desolata.

Cieli da cartolina illustrata ed asciuttezza cromatica nei suoi dipinti: Hopper riesce ad esprimere pensieri e sentimenti intorno alla frammentazione dell’esistenza umana solo come un grande “artigiano estatico‘ sa fare

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