Corpi reali

September 25, 2011 § 9 Comments

La gran parte dell’immagine di nudo (specialmente femminile) ci arriva oggi addosso in forma simil-pubblicitaria, sovraccarica di aspettative di perfezione ed associazioni di idee sopra le righe, sovraccarica di Photoshop e silicone. Mi è capitato però ultimamente, quasi come una disintossicazione, di seguire da vicino la preparazione di una mostra di nudi da parte del mio amico Vittorio Polidori, pittore di un certo nome.

Pose morbide, corpi reali. Ombre profonde ma mai taglienti. Un colore un po’ velato, che senza freddare l’incarnato ne spegne però ogni velleità erotica.
Un tratto realistico, ma che in un qualche punto del percorso che porta l’immagine ai nostri occhi, la ha depurata di tutti gli eccessi.

In un momento in cui l’immagine (pittorica o fotografica) del nudo femminile è diventata un terreno tanto scivoloso, tutto questo è una boccata di garbato realismo. Un realismo, nonostante la trasfigurazione pittorica, infinitamente più profondo di quello di tanta fotografia attuale, che utilizza la sua equivoca oggettività nei modi più spregiudicati.

(Il dipinto sopra è di Vittorio Polidori. la foto sotto, altrettanto bella e delicata, di Edward Weston)

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§ 9 Responses to Corpi reali

  • laura a. says:

    Tutto è sempre molto relativo. Se si paragonano i nudi di Polidori alla fotografia pubblicitaria e glamour siamo colpiti da qualche piega della carne qua e là: ma è un vago accenno alla materia, anzi un’allusione.

    Trattandosi però qui di pittura, il discorso mi porta piuttosto ad evocare lo spirito di Lucien Freud, che con un semplice “buh!” sospinge immediatamente i nudi di Polidori nella cella frigo del patinato…senza nulla togliere alla qualità della pittura, s’intende.

    D’altronde “realismo” è parola sempre più immaneggiabile, che sarebbe meglio abbandonare del tutto in favore di nuove categorie di giudizio.

  • Roberto says:

    A parte la ovvia differenza di portata, innovatività e visibilità delle rispettive opere, credo che sia un confronto improponibile.
    Sono d’accordo sulla vaghezza del termine “realismo”, ma attenzione, non ho parlato di oggettività. Del resto, con tutta la buona volontà Freud non è realista, né lo vuole essere: i suoi ritratti sono ruvidi, graffianti, carichi di una interiorità tormentata – e questo, l’occhio lo percepisce molto presto e molto fortemente.
    Però, questa ricerca estrema dell’immagine ruvida non la sento mia, e a pensarci bene non mi sembra che in fotografia abbia avuto molti seguaci.

  • laura a. says:

    è vero che Freud è “oltre”, ma era per dare un termine di paragone all’interno dello stesso mezzo artistico.
    Ancora “più oltre” troviamo Bacon, che per quanto sembri strano utilizzava anche lui spesso fotografie come fonte di ispirazione, il che si ricollega al tuo commento. Guarda questo Ritratto di Henrietta Moraes (1960) di John Deakin, amico e contemporaneo di Bacon (è sciupata perché il soggetto non badava molto a come teneva le sue foto, e a dire il vero neanche la sua attrezzatura – si racconta che perse una costosissima attrezzatura affidatagli da Vogue):
    http://1.bp.blogspot.com/-1rX1Dn_IAhM/TohTHLT_yeI/AAAAAAAACZ0/0El6Xx3PH-Y/s1600/img+812.jpg
    e guarda il ritratto di Henrietta di Bacon (1963)
    http://4.bp.blogspot.com/-99ZFwGYIosQ/TohTJ65RQpI/AAAAAAAACZ4/wppviYNoNNs/s1600/img+813.jpg

  • Roberto says:

    Ti ringrazio della segnalazione. Mi pare un confronto molto interessante.

    Resto però incerto sull’uso dell’immagine “dura” (o almeno, confrontabile con quella di Freud) in fotografia.
    A pensarci mi viene in mente Evans, o ancora meglio certe foto di Giacomelli. Dove l’intento, però, mi sembra ancora iper-realista.

    (ok, ok, ho ancora messo in mezzo il realismo, lo so…)

  • unaltradonna says:

    a me viene in mente la fotografia notturna e mossa di Antoine d’Agata, anche se la tecnica non è “realista” di fatto l’esito lo è:
    http://www.google.it/search?q=antoine+d%27agata&hl=it&client=firefox-a&hs=TdP&rls=org.mozilla:it:official&prmd=imvnsl&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ei=xPmKTuHzIZGwhQeksdDQAw&ved=0CDEQsAQ&biw=1275&bih=851

  • Roberto says:

    Molto interessante.
    Un mistero come sia finito nel calderone (fatte le dovute eccezioni) tradizionalmente un po’ manieristico della Magnum.

  • ilmiosguardo says:

    Semplicemente:
    trovo il quadro e la foto che hai postato estremamente delicati, eleganti e raffinati, oltre che splendidi.
    Mi viene da associare a queste immagini l’aggettivo “educato”.

  • Roberto says:

    Concordo sull’aggettivo.
    E poi, Vittorio è amico mio e mi dà l’acqua alle piante quando sono in vacanza, un po’ di pubblicità gliela devo…

    • ilmiosguardo says:

      Indipendentemente dal fatto che Vittorio sia amico tuo ;-)
      trovo che sei stato sincero, corretto e obiettivo nei suoi confronti.
      Chiunque può osservarne la bravura, il perfetto gioco di luci ed ombre e la delicatezza e l’eleganza del tratto e dell’insieme.

      Penso sia contento di essere amico tuo e quindi sopporterà volentieri la ….periodica scocciatura dei fiori da abbeverare! ;-)
      Buona giornata Rob, ciao

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